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Lo studio del pianoforte - La posizione

Lo studio del pianoforte

La posizione al pianoforte

L'impostazione della posizione al pianoforte è una delle prime, e più importanti argomentazioni da trattare, e da acquisire.

Sedere allo strumento con una posizione naturale evita inutili fatiche al nostro fisico e rende molto più semplice lo studio e il progresso.

Andiamo per ordine. Lo sgabello. Deve essere scelto stabile e che garantisca una buona superficie di appoggio. L'altezza deve essere regolata per portare gli avambracci all'incirca all'altezza della tastiera. E' opportuno sedersi nella parte anteriore, verso lo strumento. Questo per molte ragioni, come la miglior facilità a scaricare il peso corporeo sulla tastiera e la maggior libertà delle gambe. Ma di questo parlerò più avanti.

Gli schienali sono quindi assolutamente inutili.

La schiena deve essere retta ma con naturalezza.

Le dita devono essere in posizione naturale, simile a quella assunta mentre si cammina, lasciando le braccia libere di pendere dal corpo. La mano assumerà pertanto una incurvatura ad anello. I polsi devono essere assolutamente liberi, leggeri, privi di tensione se non quella minima necessaria a mantenere la mano in posizione. Saranno leggermente più bassi delle nocche. La mano dovrà inoltre assumere una posizione perfettamente equilibrata, non sbilanciata cioè né dalla parte del pollice (raro) né da quella del mignolo (molto più comune, almeno all'inizio degli studi inquanto le ultime dita sono naturalmente meno forti ed incapaci di sostenere il peso della parte esterna della mano).

Questa posizione dovrà essere assimilata subito da chi studia.

La percussione dei tasti e il peso

Eccoci qui ad uno dei più interessanti e trascurati elementi dello studio. Il peso.

Uno degli errori più comuni nel premere i tasti del pianoforte è quello di non effettuare un movimento naturale ed "essenziale": per premere un tasto con un determinato dito si tende (almeno all'inizio) a muovere per riflesso anche le dita vicine a quello interessato. Questo perchè le dita, allo stato naturale, sono tutt'altro che indipendenti tra loro.

La prima parte dello studio del pianoforte va quindi dedicato all'acquisizione di un principio assolutamente fondamentale, che dovrà essere assimilato quanto prima e che dovrà diventare parte integrante dell'inconscio di un aspirante pianista, come se fosse una sua seconda natura.

Il principio di cui parlo è quello del rilassamento. E conseguentemente dell'economia.

Facciamo un esempio molto semplice.

Quando dobbiamo spostarci in auto da un luogo ad un'altro, sceglieremo senz'altro la strada più diretta e comoda. Allungare il percorso per la sola pigrizia di non pensarci più di tanto prima di partire è pura follia.

Perché allora per premere un tasto debbo muovere il dito interessato e i due vicini, sprecando inutili energie?

Bisogna quindi da subito abituarsi ad usare solamente la forza del dito interessato, e l'energia derivante solo dalla sua forza di "scatto", evitanto di utilizzare il polso, l'avambraccio, e soprattutto evitando di "coinvolgere" le dita vicine. All'inizio, seguendo questo principio, solo in apparenza semplice, sarà difficile anche solo suonare con tutte e cinque le dita e comunque ci si renderà conto della diversa forza che la natura attribuisce a ciascuna di esse.

Il primo obiettivo deve essere quindi quello dell'indipendenza delle dita, e poi del rafforzamento di quelle "naturalmente" più deboli.

La rilassatezza delle dita impone quindi che quelle che non sono impegnate a premere tasti siano sempre fuori tensione, e pertanto pressoché immobili. Questa condizione si raggiunge solo con uno sforzo di concentrazione notevole, almeno all'inizio.

La tecnica pianistica parte infatti dal cervello, e voglio qui sgombrare il campo dalle credenze che alle volte le dita vadano "dove pare a loro". Assicurare un costante controllo con la mente e sorvegliare attentamente e con costanza ciò che le dita fanno è l'unico modo per non trovarsi con difetti di impostazione (assai difficili da eliminare successivamente).

Dicevamo quindi della rilassatezza, condizione che necessariamente va estesa anche alle braccia e ai polsi fino a permettere la massima naturalezza nei movimenti.

All'inizio degli studi sarà molto più impegnativo mantenere questa condizione rispetto a suonare le note giuste.

Il solo principio del rilassamento, se ben assimilato, permetterà, nelle fasi successive e più impegnative dello studio, di evitare fastidiosi crampi alle dita, polsi e avambracci che spesso si manifestano in allievi con un apparato motorio rigido e non ben impostato.

A questo è naturalmente legato il principio dell'economia. Intesa come essenzialità dei movimenti. Le pagine più impegnative della letteratura pianistica sono già estremamente difficili da eseguire compiendo i movimenti delle dita richiesti, figuriamoci se noi, per mancanza di attenzione, ci siamo abituati a compiere ulteriori movimenti superflui...

Il secondo principio su cui voglio focalizzare l'attenzione, non meno importante del primo, è quello del peso. Pochi pianisti suonano utilizzando il peso corporeo per premere i tasti. Il tutto è basato sulla trasposizione del peso naturale delle braccia, spalle, polsi, ecc... su un unico punto di appoggio, il dito ovviemente, sulla tastiera.

Per premere quindi i tasti sarà sufficiente spostare il peso di tutto l'apparato motorio da un dito all'altro. Il dito che si vedrà privato di questo peso ritornerà in posizione naturale ed il tasto si solleverà, quello che si vedrà caricare si abbasserà, premendo il tasto sottostante.

Una tecnica virtuosistica non è altro che il prodotto di un'abilità fenomenale, in termini di velocità, efficacia e sensibilità, nell'effettuare questo spostamento di peso tra le dita.