HomeCatalogo CDGalleriaCurriculumBibliografiaRicercaLinks
Storia della musica: il secondo ottocento

Tesi n.30 – Il secondo Ottocento

30.1 - Brahms

Johannes Brahms nacque ad Amburgo nel 1833, figlio d'arte di un mediocre contrabbassista. Fece rapidamente progressi nella musica sin da giovane, suonando in varie orchestrine, finché nel 1853 fu decisiva la tournée con il violinista Reményi e l'amicizia con il violinista Joachim e con i coniugi Robert e Clara Schumann.

Proprio Schumann lo pose all'attenzione della critica musicale con un lusinghiero articolo sulla sua rivista musicale, favore che Brahms ricambiò assistendo l'amico negli ultimi anni della sua vita.

Fu anche valente pianista e direttore d'orchestra e a partire dal 1862 si stabilì definitivamente a Vienna, guadagnandosi il titolo di maggior compositore tedesco una volta scomparso Wagner. Morì nel 1897.

Vastissima la produzione di Brahms, che spazia dalla musica pianistica, a quella cameristica, a quella sacra, con l'unica mancanza del genere operistico, nel quale non si cimentò mai; le forme coltivate erano ancora di matrice classica, sinfonia, concerto, sonata, fatto che lo pose distante dall'estetica romantica più progressista.

La produzione orchestra era articolata in quattro sinfonie, che costituivano la naturale prosecuzione delle stile beethoveniano (la prima di Brahms fu stata definita da molti come la decima di Beethoven, anche per l'uso della tonalità di do minore), e vari altri pezzi, tra cui spiccavano le due serenate, l'ouverture tragica op.81, quella accademica op.80, e le variazioni su un tema di Haydn op.56a.

Di ottima fattura sono anche i due concerti per pianoforte e il concerto per violino op.83, mentre nel settore della musica cameristica ricordiamo i vari trii, quartetti, quintetti e sestetti per organici vari. Ottimo anche il livello delle sonate per violino e piano (3) e per violoncello e piano (2), mentre per pianoforte si segnalano solo tre sonate di carattere piuttosto impetuoso e vari pezzi caratteristici di stampo tipicamente romantico, come i Klavierstücke op.76, le Rapsodie op.79, le Fantasie op.116 e gli Intermezzi op.117, oltre alle complesse "Variazioni su un tema di Paganini" op.35.

Molto estesa fu anche la produzione di musica vocale, che annoverava un "Requiem Tedesco" per soprano, baritono, coro e orchestra op.45 e una corposa produzione di lieder per voce e pianoforte tra cui spiccano i 49 "Deutsche Volkslieder".

Per il suo attaccamento alle forme classiche, Brahms fu duramente criticato dai compositori della scuola di Weimar, come Wagner, e dovettero passare vari anni prima che Schönberg attribuisse la giusta importanza all'opera brahmsiana. Analizzando la sua musica ci si rende ben conto che l'armonia, la melodiosità, il trattamento tematico e la tessitura orchestrale rivelano una profonda assimilazione dello stile romantico pur all'interno di forme classiche.

30.2 - Liszt

Franz Ferenc Liszt nacque a Doborjan, un piccolo centro agricolo ungherese, nel 1811, cittadina che a partire dal 1920 venne annessa all'impero austriaco e rinominata Raiding. Dopo gli studi giovanili con il padre, insegnante di pianoforte, si recò a Vienna per mettersi sotto la guida di C.Czerny, già allievo di Beethoven; per poi proseguire a Parigi sotto Paër e Reicha. A Parigi conobbe moltissimi artisti che soggiornavano lì in quegli anni: Berlioz, Chipin, Paganini, Hugo, Lamartine, Heine e Delacroix.

Iniziò ben presto una strepitosa carriera di pianista creando la forma del "recital" solistico moderno, inteso come un concerto solistico individuale, seguendo l'esempio di Paganini.

A partire dal 1848 ottenne l'incarico di maestro di cappella alla corte di Weimar, dove presentò anche alcune opere di Wagner (Lohengrin), di Berlioz (Benvenuto Cellini), che era trattato freddamente in Francia, e di Schubert (Alfonso ed Estrella). Negli anni tra il 1861 ed il 1869 soggiornò a Roma, e venne catturato dall'ispirazione religiosa che in lui già era presente fin dalla gioventù, prendendo gli ordini minori e componendo messe, oratori e salmi.

Successivamente, nell'ultima parte della sua vita ricominciò a girare l'Europa come concertista, direttore d'orchestra e richiestissimo insegnante. Morì nel 1886 a Bayeruth durante un soggiorno nel quale assisteva a rappresentazioni wagneriane.

Il catalogo delle opere di Liszt è molto vario, ed egli viene ricordato come l'inventore del poema sinfonico: composizione che superava il vincolo formale imposto dalla sinfonia classica, articolato infatti in un unico movimento (solitamente), strutturato in forma libera, che aveva in sé quel carattere descrittivo che costituiva uno degli elementi portanti dell'estetica romantica.

Tra i poemi sinfonici di Liszt ricordiamo "Quel che si vede sulla montagna", su testi di V.Hugo, "Orfeo", "Prometeo", "Mazzeppa", "Amleto", su testi di Shakespeare; mentre nel genere sinfonico ricordiamo la sinfonia "Faust", in tre parti e dedicata a Berlioz, e la sinfonia "Dante", in due parti e dedicata a Wagner, entrambe con nessuna attinenza con il genere della "sinfonia" tradizionale.

Sempre nella musica sinfonica ricordiamo i due concerti per piano e la "Totentanz".

Importantissima la produzione pianistica di Liszt, che passò attraverso una sonata, in si minore; i famosi "12 studi d'esecuzione trascendentali", i "sei studi Paganini", i "12 grandi studi" dedicati al suo maestro C.Czerny; e una grossa quantità di trascrizioni di partiture orchestrali tra cui spiccano senz'altro quelle delle sinfonie e dei lieder di Beethoven, oltre ad altre composizioni di Schubert, Schuman, Mendelssohn, Berlioz, Weber; ed infine le parafrasi su alcune celebri parti operistiche vocali, come quelle tratte da "Norma" o "i Puritani", o "Lucia di Lammermoor", o ancora "Trovatore", "Aida", ecc...

Sempre della produzione pianistica ricordiamo infine le ballate, gli scherzi, gli improvvisi, le marce, i valzer (famoso il "Mephisto-valzer"), le "Consolazioni".

30.3 - I post-wagneriani : Bruckner, Mahler, R.Strauss

Anton Bruckner (1824-1896), austriaco, iniziò la carriera artistica come insegnante prima di dedicarsi a quella di compositore. Di carattere introverso e schivo, era un uomo spesso assai titubante ed indeciso di fronte alla vita, e numerosi suoi lavori vennero rivisti, su sua richiesta, da alcuni suoi colleghi compositori visti i suoi dubbi di non aver espresso quanto di meglio poteva.

Seguì il modello della scuola di Weimar, in quanto il suo stile di orchestrazione poderosa richiama Wagner e i suoi seguaci, ma fu anche grande amico ed estimatore del più classicheggiante Brahms. L'elemento che lo distanziava ulteriormente dalla scuola di Weimar fu anche la grande ed incrollabile fede religiosa, che contrastava decisamente con  il vigore e l'esaltazione dello stile romantico espressi da Wagner.

La sua produzione fu alquanto scarna e comprese solamente 9 sinfonie, tre messe ed un te-deum.

Nelle sinfonie, organizzate secondo la forma classica dei quattro movimenti, possiamo apprezzare il carattere estremamente dilatato dei movimenti che fanno raggiungere lunghezze complessive piuttosto importanti, e la felice invenzione melodica, oltre ad un frequente cromatismo di chiara matrice progressista.

 

Gustav Mahler (1860-1911), ebbe un'infanzia segnata dalla difficoltà di studiare con continuità fino al suo trasferimento a Vienna, dove in seguito divenne un acclamato direttore d'orchestra, che si meritò il rispetto anche di Brahms, seppure appartenente ad un'altra scuola musicale.

Alla sua fama come direttore non seguì però, nella prima parte della vita, un eguale prestigio come compositore:

Mahler seguì infatti l'ideale estremamente progressivo della musica romantica che fu già di Liszt e Wagner.

Coltivò soltanto due generi musicali: la sinfonia e il lied.

Nelle 9 sinfonie si ritrovano caratteri tipicamente romantici, che andavano dai colossali organici orchestrali, al carattere descrittivo che accomunavano queste opere anche al genere del poema sinfonico, pur mantenendo la canonica suddivisione in movimenti.Alcune di esse erano infatti titolate come la n.1 "del titano", la n.2 "della resurrezione", la n.8 "dei mille" e l'idea guida derivava spesso da testi poetici di Goethe, di un antico canto cristiano (sinf. n.9) e di Nietzsche .

La forma della sinfonia risultava molto complessa e dilatata, sia nelle durate dei vari movimenti, sia nella estrema frammentazione delle indicazioni all'interno dei movimenti stessi. Dal punto di vista melodico, si inserivano nella grande complessità orchestrale alcuni motivi popolari boemi, che tradivano l'omonima l'origine del compositore.

Per quanto riguarda la produzione di Lieder, per voce e orchestra, assistiamo all'analogo fenomeno già espresso nelle sinfonie: ormai queste composizioni avevano ben poco a che vedere con i brevi e semplici motivi Schubertiani, erano pezzi colossali estremamente complessi, in cui emergeva il suo alto grado di cultura chiaramente visibile nella scelta dei testi, che spaziavano dalla poesia tedesca a quella cinese. Dei cicli più famosi ricordiamo "Il dolce corno del fanciullo", "Canto dei bambini morti" (tema che rivisitava il dramma personale in quanto Mahler perdette un figlio in giovane età), e "Il ciclo della Terra".

In questi lieder si scoprì la faticosa inventiva melodica di Mahler e un gusto per i declamati degli ottoni, spesso scoperti.

 

Richard Strauss (1864-1949) nacque a Monaco di Baviera da un cornista. Manifestò subito una musicalità estremamente precoce, oltre ad una facilità di lettura della partitura orchestrale davvero straordinaria; divenne ben presto uno dei direttori più famosi ed acclamati, superando anche la fama già elevata in questo campo di Mahler.

La sua vita estremamente lunga gli permise di operare in diverse condizioni politiche-sociali e artistiche: fu dapprima considerato un forte progressista in quanto aderì con pieno convincimento alle tendenze della scuola di Weimar, e successivamente fu considerato un conservatore, visto che rimase fedele fino alla sua morte, alle stesse forme musicali di fine '800 : i "4 ultimi lieder" per voci e orchestra scritti pochi anni prima della morte, ne sono una diretta testimonianza.

La sua produzione abbracciò soprattutto il genere del poema sinfonico sulla falsariga di quelli lisztiani, con l'aggiunta di un melodismo decisamente molto più creativo e felice: tra i maggiori si ricordano "Così parlò Zarathustra", "Le metamorfosi", "Don Giovanni", "Don Chishotte" con violoncello concertante, "Vita d'Eroe" di carattere autobiografico. Anche due opere, "Sinfonia delle Alpi" e "Sinfonia domestica" sfurono in realtà assimilabili al filone del poema sinfonico, poichè avevano ben poco a vedere con il genere della sinfonia classica.

Tra le opere teatrali ricordiamo "Salomé" del 1905 su testi di Oscar Wilde che narrava la vicenda del dono su un piatto d'argento della testa di S.Giovanni Battista, e "Il cavaliere della rosa", ambientata nel Settecento e per questo imbevuta di atmosfere mozartiane che limitavano la fragorosità orchestrale tipica dei romantici e vide ricomparire il personaggio maschile nella veste del mezzo-soprano.

Negli ultimi anni della sua vita, quasi a voler riabbracciare le forme classiche, scrisse un concerto per clarinetto e orchestra, uno per corno e orchestra oltre ai già citati "4 ultimi lieder".

30.4 - Debussy

Claude Debussy (1862-1918) nacque a Parigi da famiglia modesta ed iniziò con il pianoforte e la composizione gli studi al conservatorio di Parigi. Mostrò ben presto una repulsione verso le regole dell'armonia tonale tradizionale a tesrimonianza della sua audacia.

I numerosi viaggi in Russia, Italia e in estremo Oriente, spingendosi fino all'isola di Giva dove conobbe l'orchestra "Gamelan" gli permisero di ampliare i suoi orizzonti musicali e culturali.

A Parigi venne ben presto associato al filone estetico degli impressionisti per via dei suoi tratti stilistici, benché egli rifiutasse tale accostamento ritenendo sminuente l'abbassamento di un musicista al livello di "fotografo della realtà". In effetti Debussy era più accostabile al movimento del simbolismo, che partendo dagli intenti descrittivi tipici dell'impressionismo effettuava una ulteriore analisi alla ricerca di significati nascosti e più profondi.

La sua grande carriera iniziò con l'esecuzione nel 1894 del "Preludio al pomeriggio d'un fauno", poema sinfonico di prologo alla poesia di Mallarmé "Il pomeriggio d'un fauno"; l'avvenimento fu di grande impatto nel panorama musicale per via della grande audacia armonica e timbrica.

Il suo contributo al genere del poema sinfonico proseguì poi con "La mer" (il mare), suddiviso in tre parti e che esprimeva intenti tipicamente descrittivi.

Nel 1902 venne inscenata la sua prima vera opera, che ricalcava pienamente i tratti dell'estetica del decadentismo: "Pelléas et Melisande" e che rivoluzionò la scelta delle forme, dei tempi e dei ritmi di scena.

La sua produzione incluse anche molte canzoni per voce e pianoforte su testi di Verlaine, Baudelaire e Mallarmé, numerosi notturni per orchestra da lui descritti come "Studi sui grigi", ed alcune opere per pianoforte; notevoli furono gli studi, i preludi, la suite di pezzi "Images" (Immagini), e qualche sonata degli ultimi anni.

Il suo stile, sia pianistico che orchestrale tendeva a privilegiare la dilatazione dei tempi e delle tensioni formali tipiche delle forme classiche; le sue composizioni apparivano perennemente sospese tra timbri chiari, sempre sfumati tra loro, e ritmi spesso inafferrabili.

Così nell'ambito orchestrale, il suo prediligere i timbri e registri puri, lo posero in diretta antitesi all'estetica della scuola wagneriana di Weimar e lo accostarono al fenomeno delle arti figurative che andava sotto il nome di "divisionismo".

30.5 - Ravel e Satie

Ideale prosecutore dell'estetica di Debussy fu il francese Maurice Ravel (1875-1937).

Ottimo pianista, ma mediocre direttore d'orchestra, Ravel rinnovò il linguaggio debussiano sia sotto l'aspetto del ritmo, con l'introduzione di un carattere estremamente brillante, scattante e talvolta ironico, sia sotto l'aspetto timbrico.

Il suo contributo al genere orchestrale comprendeva due concerti per piano, dei quali il secondo scritto per un suo amico pianista che perse la mano destra in guerra e perciò conosciuto anche con il nome di "Concerto per la mano sinistra"; numerose trascrizioni tra cui spicca quella dei "Quadri da un'esposizione" di Mussorgskij; e i capolavori "Boléro" e "La valse".

Dei capolavori di Ravel citiamo anche la "Pavana per un'infante defunta", poi trascritta per orchestra; alcune canzoni per voce e orchestra e alcuni pezzi di musica da camera; e le due opere "L'ora spagnola" e "Il bambino e i sortilegi" che mostravaano il carattere ironico e grande senso del ritmo del compositore.

Erik Satie (1866-1925) fu una personalità estremamente stravagante come testimoniano alcune sue partiture addirittura prive della suddivisione ritmica delle battute e alcuni titoli scelti per le sue composizioni, come ad esempio la raccolta "Sport e divertimenti".

Il suo carattere provocatorio, atteggiamento che ben rifletteva il pensiero dell'inizio del '900 e che sarà evidente nel cosiddetto "gruppo dei sei compositori" francesi, fu evidente nella rivisitazione ironica del canto gregoriano attuata nella "Messa dei poveri".

Nel genere operistico il suo maggior capolavoro sf senz'altro "Parade" (Parata), inscenato nel 1917, che fu un vero avvenimento considerando la caratura dei suoi collaboratori: Massime per la coreografia, Picasso per le scene, Conteau per i libretti. Nell'opera si inscenava appunto una parata, quindi una processione profana. La novità curiosa all'interno di quest'opera fu anche dall'introduzione dello sparo di pistola.